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​Da dove sono partita.

​Come tutto

è iniziato...


​Sono nata in Ucraina in una famiglia che non ​é mai stata particolarmente importante, né tantomeno benestante.


Mio padre era una figura fredda e non ho mai avuto un rapporto stretto con lui.

Ce l’avevo invece con mia madre.

Il suo amore, le sue attenzioni e il tempo che mi dedicava sono stati una base solida per dodici anni.


Improvvisamente ha iniziato a bere, e in tutti questi anni non ho ancora capito il perchè. 


​La prima svolta

​Forse sono state queste le cose a spingermi a sposarmi da giovane.  



Ci siamo conosciuti al mare, io avevo diciassette anni, lui era più grande, immensamente carismatico e viveva a Mosca.


Presi l’importante decisione di trasferirmi in Russia, sposandomi a diciotto anni, con l’idea di stare vivendo il matrimonio perfetto che tante donne immaginano sin da piccole.

Non è così che è andata.

​Il mondo crolla. Crollo io.

​Quando rimasi incinta della mia prima figlia, il marito ideale che credevo di aver sposato, si trasformò nel peggiore degli stereotipi maschili. Smise di lavorare e decise di passare tutte le sue giornate sdraiato sul divano con una bottiglia di birra.
Non avevamo nemmeno i soldi per prendere i pannolini della piccola. 



Io avevo vent’anni, studiavo Marketing all’universit​à di Mosca e quella situazione era una brutta botta sui denti, oltre che sul cuore. 


Avevo provato tutto ciò che si poteva provare, ho tentato di parlarci, ho provato a piangere, supplicare e urlare, ma nulla aveva funzionato.

Decisi di tornare in Ucraina dai miei genitori, con alle spalle un matrimonio fallito e tra le braccia la mia bimba di undici mesi.


Studiai da non frequentante, ma per gli ultimi esami e per la laurea tornai a Mosca.

Lasciai la bimba a mia madre.

Avevo quindici giorni di solitudine per guardarmi dentro, riflettere ed osservare.

La ragazza che ci trovai non ero più io.

Cambiata sia in spirito che in aspetto, ero irriconoscibile.

Avevo iniziato a provare un certo disprezzo per me. 


​Ho di nuovo incontrato me stessa.

​Ero giunta alla conclusione che la permanenza in Ucraina mi stava uccidendo. 

Nelle due settimane a Mosca, riuscii a trovare un lavoro come centralinista.

Il mio compito era quello di vendere acqua al telefono. 

Ero bravissima.



Chiesi a mia madre di tenere la bambina per un altro mese, fino a che non mi fossi organizzata per il trasferimento definitivo.

Lei non la prese bene, ma dato che si trattava della mia vita e di quella della mia bambina, eventualmente la accettò.

​Riscoprirmi.

​Il marketing era la mia passione ma era difficile entrare in quel settore senza nessuna esperienza. Quindi imparai a vendere qualsiasi cosa. 



In quel periodo passai da un lavoro all’altro per un pò, per poterci mantenere, finché non trovai un posto nell’ambito che cercavo.


Venivo pagata 200$ ed ero l’assistente dell’assistente, ma dentro di me sapevo che la strada che avevo preso era quella giusta. Andavo avanti con gli studi facendo diversi corsi di formazione, leggendo libri e cercando di mettere tutto in pratica.



Tre anni dopo, senza aiuti n​è spinte, ero la direttrice di  Marketing di un’azienda in centro a Mosca.

Avevo un’enorme voglia di fare, dirigevo diverse aziende industriali. 


A quello che allora ritenevo l’apice della mia carriera, mi sono risvegliata.

Ho capito che il valore di una donna, così come la sua sentita femminilità, non dipendono dal suo stipendio o dalla posizione che ha in ufficio. Il mio successo era davvero il successo che volevo io?



​Crescere, cambiare.

​Lavoravo sette giorni su sette, spesso dodici ore al giorno, e le difficolt​à di gestire rapporti sociali e di far crescere una relazione erano grandi. In più, ricoprendo un ruolo dirigenziale importante, a venticinque anni ero diventata una donna forse troppo forte per la maggior parte degli uomini con cui avevo a che fare, non solo in ambito lavorativo. 


Tuttavia, durante una trasferta in Italia, incontrai l’uomo che sarebbe diventato in futuro il mio secondo marito. Frequentavamo entrambi delle persone in quel periodo, ma per tutto l’anno e mezzo successivo ci sentimmo telefonicamente o scrivendoci, sempre in inglese, l’unica lingua che entrambi capivamo. Decidemmo infine di iniziare a frequentarci. 


​Chi sono diventata?

​Per la prima volta, da che io ricordassi, avevo perso la mia sicurezza decisionale. Iniziai ad avere dei dubbi su me stessa, sulla mia carriera, sul mio futuro. Succede, quando hai qualcosa di importante da perdere. Guardai di nuovo dentro di me e vidi una donna che il potere e il denaro stavano cambiano, e non in meglio. 



​Nuovi orizzonti.

​Mi trasferii in Italia, dove avrei potuto garantire a mia figlia un futuro diverso. Ora ero legalmente obbligata a sposarmi per la seconda volta. Per poter restare in Italia avevo bisogno di un certificato di matrimonio ufficiale o di un contratto di lavoro, cosa praticamente impossibile da ottenere.


Non sapevo la lingua, non avevo contatti. Mi ricordai di avercela già fatta una volta, perché mai non avrei dovuto farcela per la seconda?  E così nacque la mia seconda figlia, dalla mia seconda speranza di un matrimonio felice.



Capii presto, a mie grosse spese, che l’errore era stato fatto a monte. Capii nel modo più duro possibile, che una relazione che nasce da un rapporto a distanza non ha fondamenta così solide come ci si ostina a credere. Ci lasciammo.


Io avevo perso il lavoro a causa della gravidanza e mi ritrovavo da sola, un’altra volta.
Dopo il divorzio ho iniziato a dubitare di me. Sentivo una voce, forse la mia anima o la mia coscienza, che diceva che il problema non era esterno, ma interno. Io portavo in me le ragioni delle mie delusioni.


Lo sentivo e lo capivo, ma non riuscivo a trovarlo. Cosa mi mancava? Cosa dovevo cambiare o migliorare? Ho iniziato una lunga e difficile ricerca di me stessa e della mia luce interiore.


Venni a sapere dell’esistenza di certi corsi in Russia, quasi magici, per donne. C’era qualcosa che mi chiamava, proprio lì, in quelle infinite testimonianze di generazioni di donne che avevano trasformato la loro vita. 
Il mio secondo divorzio è stato un incubo. 


La grande delusione di aver nuovamente sbagliato persona, sommata al carattere aggressivo e geloso di lui, mi aveva creato tutte quelle difficoltà che tante, tantissime donne nel mondo sono costrette ad affrontare.  


Mi fidai del mio istinto. Feci le valigie e andai. 


​Ho trovato la bellezza.

​Gli ultimi cinque anni della mia vita li ho passati proprio a seguire questi corsi, a migliorarmi infinite volte grazie ai training proposti dal mio maestro.
Ho visto donne ridere, piangere, aprirsi, cambiare, e poi è toccato anche a me. Sono rimasta shockata. Mi sono sempre ritenuta intelligente, davvero facevo così tanti errori? Davvero capivo così poco il mondo maschile, e il mio ruolo di donna? Mi sono messa sotto e ho sperimentato tutto sulla mia pelle. La voce che avevo seguito, quella che mi aveva spinta ad andare là, aveva avuto ragione. Ero sempre stata al centro dell’attenzione di tutti gli uomini che mi circondavano, ma a quanto pare avevo molto da imparare.

 

Insieme ad altre donne, alle loro e alla mia storia di successo, sono cresciuta. Ho capito i miei sbagli, e mi sono rifatta. Ho visto con i miei occhi come le vite di tutte le donne che hanno seguito i training insieme a me sono cambiate per il meglio. C’è chi ha trovato il suo amore e si è sposata, chi ha riscoperto la sua femminilità, chi ha riacquistato fiducia in sé, chi si è aperta spiritualmente e chi ha trovato la giusta stabilità. Davanti a me, sul palco, ho visto donne poco femminili trasformarsi nell’immagine di una moderna Afrodite. Ho visto matrimoni ormai distrutti riprendere vita e donne oltre i sessanta sposarsi e viaggiare per il mondo con il loro amore.



​Guarda avanti.

​Non è facile guardarsi allo specchio e accettare che gli avvenimenti della nostra vita sono una nostra responsabilità, ma farlo prima o poi serve. 
Molto spesso, è proprio alla radice che il fiore comincia ad appassire.



Capii che la maggior parte dei problemi tipici delle persone (escludendo quindi i casi clinici che sono di ambito medico), possono essere risolti con quella che alcuni chiamano la “psicologia del cecchino”. Ho scoperto che, con meno di una decina di incontri, si può trovare il nodo di un problema e scioglierlo con più facilità di quanto una persona immagini. Anche nodi difficili, stretti e di ormai tanti anni. Non c’è trauma che non sia risolvibile.

​Crescere, cambiare. Sempre.

​Ho imparato che le vite di tutti noi cambiano ad una velocità spettacolarmente alta e le nostre conoscenze di dieci anni fa oggi non sono più attuali.

Proprio per questo ritengo che ogni persona debba cercare sempre di migliorarsi, 
ogni professionista debba trovare costantemente nuove vie per riuscire a dare il risultato migliore nel minor tempo possibile. Mi trovo in un costante stato di crescita personale e professionale.




​Voglio vedere la femminilità.

​​Quello che insegno non ​è frutto di un sogno. Non sono le cose che si trovano sulle riviste femminili. Sono le mie conoscenze pi​ù care, pi​ù importanti, applicabili a tutti.
Sono proprio queste cose che mi hanno rimessa in piedi, e sono queste le consapevolezze che voglio usare per aiutare altre ragazze ed altre donne. Voglio finalmente vedere la femminilit​à di questo mondo fiorire in tutta la sua bellezza.


Un caro abbraccio, Principesse!


Angelina.

Angelina Ermakova
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